Ultima modifica: 29 Marzo 2019
Bullismo, il video racconto del Turoldo: l’esclusione, le chat d’odio e il momento più buio

Bullismo, il video racconto del Turoldo: l’esclusione, le chat d’odio e il momento più buio

Continua l’alternanza scuola lavoro con quattro istituti della Bergamasca sul tema dell’educazione civica: spazio ai ragazzi e le ragazze del Turoldo e il loro racconto del cyberbullismo

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Bullo, bullizzato, bullismo: la catena dell’indifferenza

Un progetto scolastico che indaga l’entità del problema, la reazione degli studenti, le richieste d’aiuto.

Un’emergenza sociale. Tema caldo della cronaca italiana e internazionale. Motivo di sofferenza tra i giovani di ogni generazione, oggi più che mai oggetto di discussione. Il bullismo.

E la scuola? Quale ruolo riveste? Proprio questo l’obiettivo dell’indagine condotta dalla classe 3AS dell’Istituto superiore “David Maria Turoldo” di Zogno che ha somministrato un questionario online a studenti (dove hanno risposto 1036) e docenti (76) per studiare l’entità del problema all’interno del contesto scolastico.

Dai dati è emerso che a scuola i professori non sono considerati una valida figura di riferimento, sebbene circa l’89% degli atti di bullismo avvenga tra le mura scolastiche. Molti dei giovani preferiscono chiedere aiuto alla famiglia e agli amici: solo il 6,6% di loro ha considerato la possibilità di chiedere aiuto ai prof.

Del resto il 67% dei docenti afferma di essere venuto a conoscenza di atti di bullismo in modo indiretto. Si potrebbe allora pensare che i compagni di classe abbiano denunciato l’accaduto…e invece l’omertà regna sovrana. Gli stessi studenti hanno dichiarato di essere rimasti indifferenti di fronte al teatrino del perfido bullo.

Il silenzio li rende complici e la complicità fortifica chi nasconde la propria fragilità con la prepotenza.

Bullo e bullizzato diventano due facce della stessa medaglia poiché entrambi personalità fragili: l’una vessatoria, l’altra succube. La prima agisce al fine di raggiungere la propria soddisfazione, masochistica e sadica, mirando a colpire la vittima ripetutamente e intenzionalmente. La seconda, sopraffatta dalla paura e dalla vergogna, subisce, senza riuscire a comunicare il proprio malessere.

È quanto emerge dall’intervento della dottoressa Paola Sonzogni, psicologa dell’istituto, che conferma i dati del sondaggio: la maggior parte degli episodi di bullismo avviene in età compresa tra gli undici e i quattordici anni, nel periodo delle scuole medie, anni nei quali i giovani sono più fragili e spesso vigliaccamente additati per le imperfezioni di un corpo nel quale ancora stentano a riconoscersi.

Emerge dal sondaggio infatti che il motivo più frequente per cui i ragazzi vengono presi di mira è proprio l’aspetto fisico e le conseguenze sulle vittime sono spesso molto gravi: disturbi alimentari, ansia e attacchi di panico.

Queste patologie si differenziano in base al sesso: le femmine, maggiormente colpite (26%), tendono a chiudersi e a isolarsi, i maschi (17%) ad avere sfoghi di rabbia e iperattività.

I dati dimostrano a ragione la criticità della situazione, e di questo ne sono pienamente consapevoli gli studenti: ben il 97% dei ragazzi che ha svolto il questionario ritiene che il bullismo sia un problema reale e alla richiesta di trovare una soluzione al problema, sia i docenti sia gli studenti propongono di rivolgersi a una figura adulta e responsabile.

Eppure non tutti hanno dato il giusto peso all’indagine condotta: l’utente 130, alla richiesta di proporre una soluzione per arginare il problema, risponde di “rivolgersi a Gaetano”. Si tratta di un supereroe travestito da collaboratore scolastico? Questo l’utente 130 non lo chiarisce. Forse Gaetano, con uno schiocco di dita, è in grado di trasformare i tratti distintivi dell’azione del bullo – intenzionalità, perseveranza, complicità – nei capisaldi della lotta al bullismo. Intenzionale, perseverante e complice sia allora l’impegno nella lotta al bullismo!




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